
Torino – Per anni l’aeroporto di Torino-Caselle è stato guardato con una punta di rassegnazione. Un “aeroporto dormiente”, schiacciato dall’ombra gigantesca del sistema milanese e spesso relegato a scalo di seconda fascia, vivo quasi solo d’inverno grazie ai charter della neve. Ma l’aria è cambiata. Il mercato del trasporto aereo ha le sue regole ciniche e affascinanti: basta una scintilla per far scoppiare una guerra.
La scintilla, in questo caso, si chiama Wizz Air. L’annuncio della compagnia ungherese di voler aprire una nuova base strategica all’ombra della Mole a partire da settembre ha innescato una reazione a catena immediata e “poderosa” da parte dei concorrenti. Caselle, improvvisamente, si è trasformato in un campo di battaglia.
L’effetto Wizz Air e la risposta “muscolare” di Ryanair
L’offensiva d’autunno di Wizz Air è strutturata e aggressiva: voli giornalieri per Barcellona e Napoli, un massiccio schieramento su Roma Fiumicino (11 voli settimanali) e una pioggia di rotte spagnole (Madrid, Valencia, Malaga e l’inedita Bilbao) a prezzi di lancio stracciati, a partire da 24,99 €.
La risposta di Ryanair non si è fatta attendere e ha il sapore di una dichiarazione di guerra commerciale. Per la stagione invernale, il colosso irlandese ha deciso di “caricare” l’orario con una potenza di fuoco mai vista prima a Torino: oltre 200 partenze settimanali. Ryanair andrà a presidiare le stesse rotte di Wizz Air con frequenze asfissianti: la Torino-Barcellona e la Torino-Madrid vedranno ben 10 voli settimanali ciascuna, Valencia salirà a 7 e i voli per la Sicilia (Catania e Palermo) toccheranno punte rispettivamente di 5 e 4 frequenze giornaliere.
A questo scontro tra titani si aggiunge Vueling, che per non perdere la sua fetta di torta sulla Torino-Barcellona ha quasi triplicato la sua offerta da metà settembre, passando da 4 a 11-12 voli settimanali. Il risultato? Una situazione di evidente overcapacity (eccesso di offerta) su alcune tratte che, se da un lato farà sanguinare i bilanci delle compagnie, dall’altro rappresenta una manna dal cielo per i viaggiatori, che beneficeranno di tariffe ridotte ai minimi termini.
Il paradosso dell’Alta Velocità: Torino è più vicina di Bergamo?
In questo scenario di totale rivoluzione, lo scalo di Torino non si rivolge più soltanto al bacino piemontese. C’è un obiettivo più ambizioso, finora quasi impensabile: attrarre i passeggeri milanesi. Sembra una provocazione, ma le cifre dicono il contrario a causa di un curioso paradosso logistico. Raggiungere l’aeroporto di Bergamo Orio al Serio (il principale hub low-cost per chi vive a Milano) partendo da Milano Centrale richiede spesso, tra navette e traffico autostradale sulla A4, un tempo compreso tra i 50 e i 70 minuti.
Grazie alla ferrovia ad Alta Velocità, un Frecciarossa o un Italo impiegano appena 44-47 minuti per unire Milano Centrale a Torino Porta Susa. Da lì, il collegamento ferroviario diretto per l’aeroporto di Caselle permette di arrivare al terminal in tempi record. Di fatto, per ampie zone di Milano, viaggiare verso Torino per prendere un volo low-cost potrebbe rivelarsi non solo più economico (grazie alla guerra tariffaria in atto), ma persino più rapido e confortevole rispetto a una trasferta a Bergamo o a un viaggio verso le brughiere di Malpensa.
Un network in espansione: non solo Spagna
Se la Spagna è il fronte principale del conflitto, Caselle sta allargando i propri orizzonti in ogni direzione. Il mercato nazionale si arricchisce con l’arrivo di Aeroitalia, che da fine maggio collegherà Torino a Salerno (Costa d’Amalfi) con 3 voli settimanali. Sul fronte internazionale, Ryanair punta forte sul Regno Unito con la nuova rotta per Glasgow (portando a 14 i collegamenti totali con l’UK), mentre per l’inverno 2027 è già stato annunciato un inedito e affascinante collegamento diretto con Riga, in Lettonia, operato da airBaltic.
Il risveglio di Torino-Caselle è ormai un dato di fatto. Resta da vedere chi, tra i giganti dei cieli, riuscirà a sopravvivere a questa guerra di logoramento tariffario. Nel frattempo, i passeggeri torinesi (e forse anche quelli milanesi) si godono lo spettacolo. E, soprattutto, i prezzi.


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