Il paradosso dell’ex generale: perché un uomo formato dalla NATO oggi sposa la linea della Russia?

Credit sabino s.

Per decenni, la vita dell’ex generale Roberto Vannacci è stata scandita dai manuali di dottrina della NATO. Addestramenti nei teatri operativi, pianificazioni strategiche basate sulla deterrenza e, sopra ogni cosa, il giuramento di fedeltà alla Repubblica e ai trattati internazionali che individuano nella Russia il principale “competitore strategico”. Il potenziale nemico.

Eppure, da quando ha svestito la mimetica per entrare nell’arena politica, l’ex generale ha accantonato la postura militare ortodossa per abbracciare una linea di pensiero fortemente indulgente verso il Cremlino. Com’è possibile che un ex alto ufficiale, cresciuto nella cultura strategica occidentale, si ritrovi oggi a convalidare così da vicino gli argomenti di Vladimir Putin?

Questo cortocircuito non deriva da influenze esterne o trame nascoste, ma da una precisa e autonoma evoluzione ideologica. Una conversione politica che poggia su pilastri tanto espliciti quanto criticabili.

La giustificazione geopolitica: legittimare l’aggressore

Nelle scuole di guerra si insegna a decodificare le mosse dell’avversario per contrastarle, non per validarle. L’ex generale, invece, applica una vigile lettura geopolitica all’invasione dell’Ucraina, ricalcando l’argomento russo secondo cui la colpa del conflitto risiederebbe nell’allargamento della NATO e nel conseguente “accerchiamento” di Mosca.

 La critica: Questo impianto teorico finisce per demolire il principio cardine del diritto internazionale e della stessa Alleanza Atlantica: il diritto sovrano di ogni nazione di scegliere le proprie alleanze. Giustificare l’azione russa come una “reazione esistenziale” significa nei fatti legittimare la logica delle sfere d’influenza, dove le grandi potenze hanno il diritto di veto sui destini dei paesi più piccoli. Un’analisi che stride violentemente con il passato di un ex ufficiale d’élite che ha operato in missioni internazionali nate proprio per difendere la legalità e la stabilità globale.

Il miraggio del modello sociale: la stabilità prima delle libertà

Il vero punto di contatto tra l’ex generale e il mondo putiniano non è militare, ma culturale, ed emerge chiaramente nel suo bestseller Il mondo al contrario. Per attaccare i diritti civili, il multiculturalismo e le trasformazioni sociali dell’Occidente contemporaneo, Vannacci ha finito per idealizzare la Russia contemporanea, elogiandone la sicurezza pubblica, l’ordine e la difesa dei “valori tradizionali”, arrivando a preferire il modello sociale ed economico di Mosca rispetto a quello dell’Ucraina di Zelensky.

 La critica: Questa preferenza ignora deliberatamente i costi umani e democratici di quel sistema. Esaltare l’ordine di Mosca significa chiudere gli occhi davanti a un regime autoritario che ha azzerato il pluralismo politico, represso il dissenso interno e messo a tacere la stampa indipendente. Che un cittadino cresciuto nelle istituzioni democratiche occidentali indichi come esempio un sistema di fatto a partito unico, pur di portare acqua alla propria battaglia culturale, resta un enorme controsenso ideale.

La linea del disimpegno: il realismo che indebolisce gli alleati

Sul piano pratico del conflitto, le posizioni di Vannacci convergono costantemente con gli auspici strategici della Russia: critica l’efficacia delle sanzioni economiche (ritenute dannose solo per l’Europa), contesta l’invio di aiuti militari a Kiev e ridimensiona la minaccia russa sul continente, liquidandola come una paura irrazionale alimentata dall’Occidente.

 La critica: Questa posizione, presentata come “pragmatismo”, rischia di scivolare nel disfattismo strategico. Sostenere il blocco delle armi a Kiev significa accettare la capitolazione dell’Ucraina e l’avanzamento dei confini di un paese aggressore. Inoltre, liquidare i timori dell’Europa dell’Est come “propaganda” significa voltare le spalle proprio a quegli alleati NATO (paesi baltici e Polonia in primis) che l’ex generale, per giuramento e professione, avrebbe dovuto difendere.

Il calcolo politico: una scelta di posizionamento

La postura dell’ex generale non risponde a regie occulte, ma a una chiarissima strategia di marketing politico. Entrando nella Lega e strutturando il proprio movimento Futuro Nazionale, Vannacci ha compreso che la retorica scettica sulla guerra e anti-sistema è uno straordinario catalizzatore elettorale. Serve a intercettare la stanchezza dell’opinione pubblica verso il conflitto, i sentimenti anti-americani mai sopiti in alcune frange del Paese e il dissenso populista.

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