
Si è chiusa tra i fumi dei casinò e il cinismo della Silicon Valley la prima, attesissima edizione degli Enhanced Games, le “Olimpiadi del doping libero” che promettevano di traghettare lo sport nel futuro transumanista. Ma a tre giorni dallo spegnimento dei riflettori della Resorts World Arena, la sensazione generale assomiglia molto al risveglio dopo una notte di scommesse sbagliate: tanto rumore per nulla. Il corpo umano modificato in laboratorio, alla fine, si è dovuto inchinare alla vecchia, cara genetica pulita.
L’evento, finanziato da miliardari del settore tech con l’obiettivo dichiarato di dimostrare che la scienza farmacologica può superare i limiti biologici, ha offerto uno spettacolo a metà tra la fantascienza e il wrestling, dove i regolamenti sono stati trattati come meri suggerimenti pubblicitari.
La farsa dei regolamenti “elastici”
L’atmosfera da baraccone è apparsa chiara a tutti durante le gare di sollevamento pesi. Quando il canadese Boady Santavy ha fallito i suoi tre tentativi regolamentari per battere il record del mondo di strappo, la direzione dei Giochi ha semplicemente improvvisato. Gli altoparlanti hanno annunciato un “quarto tentativo” bonus, inventato sul momento per esigenze di copione e di spettacolo. Una mossa che ha tolto qualsiasi parvenza di credibilità sportiva alla competizione.
Poco prima, sul maxischermo dell’arena, il pubblico assisteva a grafiche che mostravano le percentuali di sostanze assunte dagli atleti in tempo reale: un bollettino medico trasformato in statistica sportiva, dove l’abuso di ormoni della crescita (hGH) e stimolanti come l’Adderall veniva sbandierato come se si trattasse del possesso palla in una partita di calcio.
L’umiliazione dei “paladini della chimica”
La vera ironia della manifestazione si è consumata sulla pista di atletica. Gli occhi di tutti erano puntati sui 100 metri piani, la gara regina. Ai blocchi di partenza si è presentato anche l’ex campione del mondo Fred Kerley, che ha preteso e superato i test antidoping della USADA prima di correre, gareggiando da atleta totalmente pulito.
Il risultato è stato uno schiaffo in faccia ai teorici del superuomo: Kerley ha tagliato il traguardo in 9″97, lasciando dietro di sé una scia di avversari imbottiti di steroidi e anfetamine. “Ragazzi, dovete lavorare più duramente… o forse dovete calare giù un altro po’ di quella merda”, ha commentato Kerley ai microfoni subito dopo la corsa, liquidando con un ghigno anni di retorica sull’ottimizzazione biologica.
Non è andata meglio in piscina a James Magnussen. L’ex “Missile” australiano, tornato alle gare attratto dai premi milionari e convinto che il doping libero lo avrebbe reso imbattibile, ha chiuso all’ultimo posto sia nei 50 che nei 100 metri stile libero, facendo registrare tempi peggiori rispetto a quando gareggiava pulito dieci anni fa.
Un solo milionario grazie al passato
L’unico vero successo per gli organizzatori è arrivato dal nuotatore greco Kristian Gkolomeev, che ha incassato il bonus da un milione di dollari stampando un 20″81 nei 50 metri stile libero. Un record fantasma (che nessuna federazione ufficiale riconoscerà) ottenuto non solo grazie alla chimica, ma soprattutto grazie ai vecchi super-costumi integrali in poliuretano, banditi dal nuoto mondiale nel 2010 per l’eccessivo aiuto idrodinamico. Più che un trionfo della medicina del futuro, è stato il trionfo della nostalgia tecnologica.
Il verdetto
Gli Enhanced Games volevano dimostrare che lo sport tradizionale è superato e che i test antidoping sono un freno al progresso umano. Hanno finito per dimostrare il contrario: che la chimica senza un talento di base non crea superuomini, ma solo atleti fuori forma con le vene piene di farmaci. La prima edizione di Las Vegas non ha aperto una nuova era dello sport; ha solo confermato che i miracoli, in provetta, non si possono fare.


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