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Da salvatori del mondo libero, all’oblio: i curdi abbandonati da tutti.

Foto AI

Per anni i curdi siriani sono stati la forza più efficace nella lotta contro l’ISIS. Hanno liberato città come Raqqa, sostenuto il peso maggiore dei combattimenti e pagato un prezzo altissimo in vite umane per fermare il jihadismo che minacciava anche l’Occidente. Conclusa quella fase, però, sono stati progressivamente lasciati soli.

Le Forze Democratiche Siriane, protagoniste della sconfitta territoriale dell’ISIS, vengono oggi smantellate o assorbite dal nuovo assetto di potere. L’autonomia del nord-est siriano, pur con tutti i suoi limiti, rappresentava un raro esperimento di autogoverno laico e pluralista. Oggi quell’esperienza viene cancellata senza reali garanzie politiche o di sicurezza.

Il passaggio più controverso è la legittimazione del nuovo governo di Damasco guidato da Ahmed al-Sharaa, noto come al-Jolani, ex jihadista e già leader di formazioni islamiste armate. Dopo la caduta di Bashar al-Assad, al-Sharaa è stato progressivamente accreditato come interlocutore “necessario” in nome della stabilità, nonostante il suo passato radicale e violento.

In questo processo pesa il sostegno della Turchia, che ha visto nell’ex jihadista un alleato utile per raggiungere il proprio obiettivo strategico: eliminare ogni forma di autonomia curda lungo il confine meridionale. Per Ankara la questione curda ha sempre avuto priorità sulla lotta all’ISIS, anche a costo di legittimare figure provenienti dal jihadismo.

Ma la responsabilità non è solo regionale. Gli Stati Uniti, dopo aver utilizzato i curdi come principale alleato sul terreno contro l’ISIS, hanno ridotto drasticamente il loro impegno, spingendo verso accordi che favoriscono il controllo di Damasco. L’Europa, dal canto suo, si è limitata a dichiarazioni e appelli, senza offrire una reale protezione politica o diplomatica.

A rendere questo abbandono ancora più evidente è il silenzio dell’opinione pubblica occidentale. A differenza di altre cause, come quella di Gaza, che hanno visto enormi manifestazioni di piazza, campagne mediatiche continue e perfino scioperi generali organizzati da sindacati, la tragedia politica dei curdi siriani non ha suscitato una mobilitazione paragonabile. Nessuna piazza gremita, nessuna pressione costante sui governi, nessuna indignazione di massa.

Il risultato è un doppio tradimento: politico e morale. Chi ha combattuto per la comunità internazionale viene abbandonato dai governi e ignorato dalle società che dicevano di difendere i valori della libertà e dei diritti. I curdi siriani hanno fermato l’ISIS quando rappresentava una minaccia globale; oggi pagano quella vittoria con l’isolamento, la perdita dei diritti e la fine delle loro aspirazioni politiche.

Non è solo una sconfitta geopolitica. È una sconfitta della coscienza occidentale, capace di mobilitarsi selettivamente, ma pronta al silenzio quando la causa non è più conveniente, visibile o ideologicamente spendibile.

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